Questa è l’opera prima di Sebastiana Arca dal titolo Lola, un nome che richiama altri personaggi nella lunga storia della letteratura.

Qui non si parla di tali personaggi e nemmeno di tematiche simili, qui si introducono problemi e situazioni prettamente moderne e di natura sociale ed esistenziale. Due donne, eroine nel loro habitat e nella loro esistenza, due donne che cercano di districarsi nei meandri difficili di circostanze, anche loro difficili.

Lola, ingenua e con un breve passato di tossicodipendenza, di non sua volontà, ma quasi costretta da certi atteggiamenti e ripicche di costrizioni e paradossi, trascinata da eventi definiti, ma anche controllabili. Vera, la sua alleata, di grande statura e di grande forza interiore, capace di portarsi addosso pure il dramma dell’amica. Due donne coinvolte in una dramma esistenziale e di vita, che passa da una funzione thriller ad atteggiamenti rosa, due amiche che si pongono di fronte a tali situazioni, affrontandole con tenacia e costanza.

Un libro che sembra ingenuo a tratti, ma che, a lunga analisi, ha una grande forza e una predisposizione e una inclinazione quasi morbosa e surreale. Durante la lettura sorgono divagazioni di carattere quotidiano, che sembra distolgano dalla vicenda, invece è solo un cercar di dare una nota positiva alla storia e non farsi trascinare da quell’ingorgo che potrebbe sommergerle.

Situazioni che descrivono un vivere giornaliero, al di fuori della vicenda e del contesto narrato. I personaggi si allontanano e scompaiono come dando un’immagine di noncuranza e imprecisione. Gli episodi rimangono in sordina e la vita stessa subentra e si definisce in un ambito di leggerezza e tranquillità.

L’opera si può definire di stampo quotidiano, la narrazione comincia e procede con naturalezza, impennandosi a volte per le vicissitudini e i risvolti dei personaggi che giungono all’improvviso a travisare la natura stessa della quotidianità. Come percorrere una strada e spostarsi di lato a causa di buche o dossi, per poi riprendere il percorso con disinteresse e desiderio. Il descrivere fatti lievi e di tutti i giorni, fa sì che la vita stessa prenda il sopravvento sulle cose e sulle tragedie, sui piccoli intoppi che arrivano. Riuscire a portarsi avanti nonostante questo è già una vittoria.

La lettura è pacata e tranquilla, e le immagini che rievocano sono calme e tranquille. L’opera ha una sua fisionomia ben delineata e una capacità di cogliere il lettore con una certa quiete, trasmette rassegnazione e dipendenza, ma anche il desiderio di emergere da questa rassegnazione, pure se gli ostacoli sono troppi e sono forti. L’autrice ha descritto bene i protagonisti e le vicende, con dialoghi brevi e scalpitanti, con un frasario omogeneo e sciolto.

L’opera si può ben definire come una sfaccettatura di una società che impone e non demorde e l’unica soluzione è cercare di non farsi sopraffare, ma di combattere in ogni modo.

E nonostante questo non dimenticando le reali possibilità della vita stessa, che, come ho detto, ha la sua predominanza su tutto.

MARINO MONTI

PER L’ACQUISTO

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